“Trasferta vietata ai residenti in Friuli-Venezia Giulia per Venezia-Udinese, gara dell’11ª giornata di Serie A in programma venerdì 6 novembre alle 20.45”. Queste sono le notizie che hanno iniziato a girare giovedì pomeriggio. Purtroppo, non avremo l’occasione di presenziare nel settore ospiti dello stadio Pier Luigi Penzo.
D’altronde, scrivere un’ordinanza da un computer su una scrivania all’interno del “Palazzo del Governo”, o, nel gergo popolare, “prefettura”, è un’azione molto difficile. Immaginate digitare le parole per comporre il documento, analizzarlo, farlo correggere dalla segretaria o dal segretario di turno e successivamente inoltrarlo alla stampa e agli altri organi istituzionali. Insomma, un lavoro non da poco; soprattutto, spendere un’oretta per tutti i passaggi che abbiamo indicato prima è davvero dura. Ragionateci su.
Questo però non è considerabile “lavoro”, no? Anche noi potremmo fare la stessa cosa. Il “lavoro”, noi crediamo, sia predisporre un piano di sicurezza per la gestione dell’ordine pubblico, utilizzare i mezzi disponibili dello Stato e cooperare con le varie figure istituzionali che hanno voce in capitolo. Forse qui potremmo definirlo effettivamente un lavoro…
Quindi la domanda fondamentale è… il prefetto e gli altri organi istituzionali lavorano? Eh, per rispondere a questa domanda dovremmo analizzare e incrociare i dati sui divieti di trasferta negli ultimi anni. La gestione dell’ordine pubblico nel nostro calcio ha progressivamente abbandonato il modello rigido della vecchia “Tessera del Tifoso” per passare a un approccio basato sulle misure prescrittive mirate e restrittive su singole partite, gestite dal CASMS e dai vari prefetti.
Negli ultimi cinque anni i divieti di trasferta sono diventati una routine per evitare di dover predisporre imponenti e costosi servizi di scorta e impiegare elevato personale di FF.OO.
Addirittura, come abbiamo citato nello scorso editoriale, la UEFA e le altre associazioni (European Club Association, Football Supporters Europe ed European Leagues) si sono espresse sui divieti di trasferta in Italia, dicendo che i tifosi hanno il diritto di viaggiare.
Vi riportiamo un estratto da un articolo di SportPeople, che si è espresso sulla questione in modo molto approfondito e chiaro:
Link: https://www.sportpeople.net/uefa-divieti-trasferta-diritto-di-viaggiare/
“In sintesi, le decisioni di imporre “divieti collettivi” devono basarsi sull’acquisizione di dati con procedure eque e trasparenti, nonché fondate su elementi concreti. Le motivazioni devono essere articolate e comunicate chiaramente per favorire la comprensione, rafforzarne la legittimità e promuovere rapporti costruttivi tra le autorità pubbliche e i portatori di interesse del calcio. Letteralmente: “Decisions on collective bans should be supported by documented evidence and communicated transparently to the supporters”.”
Alcuni ex calciatori e allenatori hanno preso posizioni ferree al riguardo. Lucarelli, allenatore del Livorno, disse durante un’intervista: “Il divieto di trasferta per i tifosi livornesi in vista di Spezia-Livorno? Se rinasco voglio fare o il questore o il prefetto. Prendo il mio stipendio, non vado a cercare rogne, tengo tutti a casa e ho fatto il mio lavoro. Poi magari ci sono le coppe europee, arrivano tifosi da fuori a fare danni nelle nostre città ma divieti lì non li vedo…”
Inoltre, abbiamo partecipato al derby Innsbruck-Austria Salzburg al fianco dei nostri fratelli e, indovina indovinello? Abbiamo camminato per le vie della città con un unico corteo sino allo stadio, senza troppa polizia a sorvegliare la situazione. Il problema non sono i tifosi!
Questa è la situazione attuale che ci priva così semplicemente di una delle carte che compongono il mazzo “Ultras”.

