Tre settimane fa, il 25 settembre, ricorrevano i 21 anni dall’omicidio di Federico Aldrovandi, studente diciottenne di Ferrara. Mentre stava tornando a casa a piedi, intorno alle 6 del mattino dopo una serata con gli amici, venne fermato da due pattuglie della Polizia. Nacque un diverbio (gli agenti sostennero di essere stati aggrediti) e Federico morì per asfissia posturale, causata dallo schiacciamento del petto sull’asfalto, nonostante la prima diagnosi avesse parlato di un decesso per malore dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti. Federico subì 54 lesioni e, nel picchiarlo, gli agenti ruppero addirittura due manganelli. I quattro poliziotti vennero condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo; grazie all’indulto e alle misure alternative, hanno scontato solo pochi mesi in carcere.
La Curva Ovest Ferrara aveva organizzato anche quest’anno una coreografia per ricordarlo e aveva concordato con la società che alcuni bambini leggessero dei messaggi in sua memoria durante l’intervallo della partita. La Questura di Ferrara, tuttavia, ha bloccato tutto: il motivo? Quelle frasi “istigavano alla violenza”. Non serve nemmeno commentare questa trovata della Polizia di Stato, tale è la sua assurdità.
In questo numero della fanzine, noi Ultras 1995 vogliamo ricordare tutti i ragazzi la cui vita è stata spezzata dallo Stato. Soprattutto, vogliamo concentrarci su quanto hanno pagato i difensori dello Stato per i loro crimini, ponendoci una domanda: la legge è veramente uguale per tutti?
2001, Carlo Giuliani: Ucciso da un colpo di pistola in piazza Alimonda durante gli scontri del G8 di Genova. PENA: Il carabiniere Mario Placanica non è mai stato condannato: il procedimento è stato archiviato per uso legittimo delle armi e legittima difesa.
2006, Riccardo Rasman: Affetto da disabilità psichica, festeggia facendo molto chiasso il lavoro da operatore ecologico che inizierà il giorno successivo. La polizia, chiamata dai vicini, fa irruzione nel suo appartamento. Riccardo muore per asfissia posizionale durante l’arresto. PENA: Tre poliziotti sono stati condannati a 8 mesi di reclusione per omicidio colposo (pena sospesa). Nel 2015 la famiglia ha ottenuto un risarcimento di 1,2 milioni di euro, a carico del Ministero dell’Interno e dei condannati.
2007, Aldo Bianzino: Dopo una perquisizione domiciliare, gli agenti trovano delle piantine di cannabis e lo arrestano. Muore 2 giorni dopo nel carcere di Capanne. Inizialmente si parla di un arresto cardiaco o di un aneurisma, ma l’autopsia riscontra ematomi, costole rotte e lesioni interne a fegato e milza. PENA: Nessun agente è mai stato individuato o condannato per il pestaggio. È stato condannato a 1 anno e 6 mesi solo l’agente di polizia penitenziaria Gianluca Cantoro, per omissione di soccorso e falsità ideologica; non ha scontato un solo giorno di carcere.
2007, Gabriele Sandri: Mentre si trova in un’area di servizio per raggiungere la sua Lazio in trasferta, scoppia un breve scontro tra il suo gruppo e uno di tifosi juventini. Mentre l’auto di Gabriele sta ripartendo, l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, dall’altro lato della carreggiata autostradale, spara due colpi di pistola. Gabriele viene colpito al collo e muore. PENA: Luigi Spaccarotella è stato condannato in via definitiva a 9 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale; dopo circa 5 anni ha ottenuto la semilibertà.
2008, Giuseppe Uva: Viene fermato dai carabinieri per schiamazzi notturni e portato in caserma, dove trascorre la notte. Trasferito in ospedale la mattina seguente con trattamento sanitario obbligatorio, muore per arresto cardiaco. Sul corpo vengono riscontrati ematomi e lesioni. PENA: I due carabinieri e i sei poliziotti imputati sono stati tutti assolti nei vari gradi di giudizio con formula piena.
2009, Stefano Cucchi: Viene fermato per possesso di droga. Durante la notte in custodia subisce un violento pestaggio. Muore 6 giorni dopo nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini, arrivando a pesare appena 37 chili e con gravissime lesioni e fratture al volto e alla colonna vertebrale. PENA: I carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono stati condannati in via definitiva a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.
2014, Riccardo Magherini: Viene fermato in strada a Firenze in stato di forte alterazione psicofisica. Muore a causa della posizione prona forzata mantenuta dagli agenti durante l’immobilizzazione e del ritardo nei soccorsi medici. PENA: I tre carabinieri imputati, inizialmente condannati in primo e secondo grado, sono stati definitivamente assolti in Cassazione “perché il fatto non costituisce reato”.
Vorremmo citare anche i ragazzi che sono stati gravemente invalidati per mano dello Stato:
2005, Paolo Scaroni: Durante le cariche della polizia alla stazione di Verona, Paolo, tifoso bresciano incensurato ed estraneo agli scontri, viene accerchiato da diversi agenti del Reparto Mobile. Viene colpito ripetutamente alla testa con i manganelli impugnati “a rovescio” (dalla parte dell’impugnatura) per infliggere più danno. Entra in coma e rimane invalido permanentemente, riportando gravi deficit motori e la perdita parziale della memoria. PENA: Nessun poliziotto è mai stato condannato: la causa è stata archiviata perché, a causa dei caschi e dei volti coperti, è stato impossibile identificare gli agenti responsabili. Paolo ha ricevuto un risarcimento dallo Stato di 1,4 milioni di euro. Il caso di Paolo mette in evidenza la totale impunità garantita dall’anonimato. I poliziotti con caschi e divise sono irriconoscibili e indistinguibili l’uno dall’altro, esattamente come i blocchi di tifosi che fanno sempre tanto scalpore sui giornali: con una differenza fondamentale: i poliziotti sono servitori ufficiali dello Stato e non dovrebbero mai essere lasciati liberi di esercitare violenze e soprusi protetti dal proprio anonimato! Per questo la famiglia di Paolo, insieme a tante altre, lotta da anni per l’introduzione dei codici identificativi sulle divise delle forze dell’ordine.
2026, Marco Basoccu: Durante gli scontri fuori dallo stadio a Torino, viene colpito alla testa da un dispositivo lacrimogeno sparato ad altezza uomo e resta in coma per diversi giorni. Per diverso tempo si è cercato di far passare la versione che fosse stato colpito da una bottiglia o da un oggetto lanciato da altri tifosi. PENA: L’agente responsabile ha subito un provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio per 1 anno.
Giungendo al termine, le conclusioni sono evidenti e agghiaccianti: l’articolo 3 della Costituzione Italiana, il pilastro su cui si basa l’intera Repubblica, a quanto pare non vale per chi veste la divisa. La divisa si trasforma troppo spesso in un passepartout che permette a chi la indossa di commettere soprusi, elevando certi individui al di sopra della legge e della vita degli altri cittadini.
Dedicato a tutti coloro che non stanno al loro gioco e non girano la testa quando è lo Stato a sbagliare!

